April 19, 2007

Giovani:

Latest: Internships and fellowships for Italians Resident Abroad and for Foreign Citizens interested in Italian studies: Borse di Studio per i Giovani 2007-2008

Voci dal Mondo: Stefano Maffei , Fondazione Alexander Langer

Per offrire un'opportunita' di scambio a livello scientifico e tecnologico tra Italia e Stati Uniti e' stato fondato L' Istituto Italiano di Tecnologia (per vedere i dettagli -- offerte di lavoro e ricerca--, clicca qui).

To offer an opportunity for the scientific and technological exchange between Italy and the United States.

Nuovo sito per lo scambio di idee, conoscenze ed opportunita' tra Italia e Stati Uniti (vai direttamente al sito). European Career Fair.

Informazioni sul mondo universitario in Italia.

Con grande piacere offriamo oggi questa nuova possibilta' di scambio per giovani interessati ad allargare le proprie conoscenze e a lanciarsi in nuove carriere e settori di ricerca. Per favore, fateci avere le vostre opinioni e suggerimenti scrivendoci.

Per partecipare al sito, per favore leggete la presentazione preparata dall'Ambasciata Italiana di Washington, e le istruzioni per l'uso.

from Sisal.com


 

Studenti: Informazioni su Immigration Requirements for the United States of America

Students: Information on U.S.A. Embassy and Consulates in Italy

Studying in Italy: Select by topic and geographic area -- Studying in U.S.A.: Select by Organizations

Ami il teatro? -- Do you love italian theater? Opportunita'

Scholarships and grants

Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani

News on Italian Initiatives on Research and Education from Sisal.com

All students or prospective students are welcomed to the meeting of March 31, 2003 to participate to the panel discussion (see main page).


 

Introduzione:
Apriamo oggi, Mercoledi, 30 Gennaio, 2002, uno spazio ai giovani sia italiani che di altre nazionalita'.
Questo spazio vuole costituire un punto di incontro e scambio tra giovani che vogliono esprimersi in italiano. Le opinioni espresse sono del tutto personali da parte dell'autore, ed il Circolo Italiano di Boston si dissocia dal promuovere un specifico punto di vista.
Attraverso i brani che saranno pubblicati, il Circolo Italiano di Boston spera di aiutare a promuovere la lingua italiana, di aiutare i giovani interessati ad avviare o mantenere legami con l'Italia, e ultimamente, a rendere meno alienante e piu' piacevole la vita di tanti giovani che si trovano qui.

Cordialmente,

Lucia Lovison-Golob
Presidente


Quello che vorrei copiare:

Facolta' di Ingegneria, il professore si volta verso l'aula dopo aver riempito una lavagna di equazioni, uno studente impavido "Scusi professore, posso fare una domanda?".
Subito mormorio di fondo, "Lo vedi quello? E' un lecchino, fa sempre domande".
"Ma no, e' che non capisce proprio, poverino!".

Che abbiate studiato Ingegneria o altro, la vostra esperienza universitaria sara' simile alla mia in termini di interazione studenti-insegnanti. Immaginatevi il mio smarrimento quando, arrivato qui per il mio Master in Business Administration a Harvard, mi sono trovato davanti a un sistema interamente basato sulla class participation.

Dopo le iniziali difficolta' e il successivo adattamento, ho avuto l'opportunita' di riflettere tanto sulle differenze tra il sistema Italiano e quello harvardiano e piu' generalmente americano. E cosi', spronato dall'attuale dibattito in corso in Italia circa le modalita' di riforma del sistema educativo eccomi qui a dire cosa vorrei copiare nel sistema universitario Italiano. Non ho alcuna pretesa di essere nel giusto, ma spero di poter dare qualche spunto di riflessione.

La class participation ... questa sconosciuta
Il sistema usato qui all'MBA a Harvard enfatizza tantissimo la partecipazione degli studenti alla lezione. Il professore non e' solo colui che trasferisce conoscenze alla classe ma ne modera le discussioni, la aiuta a tirar fuori delle conclusioni, con un ruolo quasi Socratico.
Quando sono arrivato qui, credevo che fosse un sistema allucinante ma non e' cosi'. Ha tanti vantaggi tra cui:
Mantiene viva l'attenzione, evitando di annoiare gli studenti
Si basa sull'assunto che si vada in aula non solo per imparare ma anche per insegnare agli altri, il che rende l'esperienza educativa molto piu' stimolante
Si basa altresi' sull'assunto che si puo' imparare anche dagli altri studenti, sviluppa la capacita' non solo di parlare ma anche di ascoltare in modo attivo e aperto.

Gli studenti valutano i professori
Alla fine del mio primo term, mi sono ritrovato tra le mani il mio modulo di valutazione dei corsi ... e dei professori! Ho pensato che per un attimo il mondo avesse cominciato a girare al contrario. Eppure questo sistema di feedback dagli studenti ai professori e' davvero potentissimo.
Serve al professore per capire quello che va e quello che non va nel corso e nel suo modo di insegnare.
Serve agli studenti per assumere un atteggiamento propositivo e non di sola critica nei confronti dell'Universita'.
Serve in generale a mantenere il professore sotto pressione. Qui le medie dei giudizi dati dagli alunni ai professori del II anno vengono rese note e quello che succede e' che professori ben valutati tendono ad avere corsi affollati e studenti motivati ed entrano in un circolo virtuoso che ne accresce lo status. Che differenza con l'Italia dove a qualche professore non interessa affatto cosa pensano i suoi studenti.
Inoltre, contrariamente a quanto si puo' pensare, i professori piu' duri ricevono spesso le valutazioni migliori, segno che gli studenti riescono a essere oggettivi nelle loro valutazioni che, ovviamente, restano anonime.

La prova orale
Tutti i miei esami all'MBA sono scritti e fanno media con la valutazione della mia class participation. L'esame orale non esiste e questo, secondo me, non e' che un bene perche' la prova scritta non elimina ma quantomeno riduce tantissimo la soggettivita' della valutazione e consente una valutazione su uno spettro di domande piu' ampio di una prova orale, magari condotta in fretta da ricercatori o dottorandi come talvolta avviene in Italia per gli esami piu' affollati.


"Be', vorresti dire che noi Italiani stiamo sbagliando tutto? Noi che siamo dei padri della cultura?". No, non sto dicendo questo, sotto certi aspetti la formazione Italiana resta imbattibile: la capacita' di astrazione, la versatilita' che mi hanno dato i miei studi forse non li avrei avuti dalla formazione piu' pragmatica degli americani.
Ciononostante, anche noi abbiamo da imparare e forse copiando qualcosa dagli Americani, e da Harvard in particolare, potremmo cominciare a migliorare il nostro sistema universitario che tante critiche ha avuto negli ultimi anni.

Funzionerebbero questi sistemi in Italia? Mmmmh, secondo me si', ma questo e' solo un mio parere.


Sisto Merolla, Harvard Business School, MBA Class of 2002.
Email: sistohbs@yahoo.com


L'Italia vista da lontano

Vivo a Cambridge da circa un anno e mezzo, studio alla Kennedy School of Government.
Nonostante l'ambiente di Harvard sia molto stimolante, e sia soddisfatta della mia esperienza qui, penso spesso all'Italia.

Sono andata regolarmente in Italia nei periodi di vacanza, tornando a Cambridge con un po' di malinconia. La nostalgia evidentemente gioca brutti scherzi al senso critico: nella mente avevo impressa un'immagine idealizzata e un po' superficiale dell'Italia, in cui spiccavano le bellezze artistiche, la qualita' della vita e la maggiore facilita' nei rapporti umani. Nel confronto costante fra la vita qui e in Italia, l'Italia usciva sempre vittoriosa, questo fino a poco tempo fa. Recentemente la mia visione dell'Italia e' diventata piu' realistica, e inevitabilmente il Bel Paese ha perso punti.

Parlando a titolo strettamente personale, sono sconcertata dallo stato di "abbandono istituzionale" in cui vivono gli studenti italiani all'estero. Esiste una piccola comunita' di Italiani che conosco alla mia scuola e alla Business School, e molti altri italiani sono disseminati nei vari dipartimenti di Harvard. Non conosco gli italiani delle altre universita' locali, so solo che sono numerosi, e forse anche loro provano il mio stesso disagio.

L'abbandono non si manifesta solo con la scarsita' di borse di studio utili (quasi tutti gli studenti italiani di KSG stanno autofinanziando i loro master) ma anche con un totale disinteresse nei nostri confronti come futuri professionisti. La Kennedy School of Government e' un'ottima scuola di public policy e pubblica amministrazione; i miei compagni inglesi, francesi, tedeschi, sono intervistati dai loro paesi ed incoraggiati a tornare. Evidentemente il bagaglio culturale e professionale ha un peso diverso nei diversi paesi, perche' il governo italiano non sembra sapere della nostra esistenza.

Se passano per Boston personalita' politiche o istituzionali italiane, lo veniamo a sapere di rado, in maniera casuale, e quasi mai vengono organizzati incontri con gli studenti italiani delle varie universita' locali, a meno che non siamo noi stessi ad attivarci (e solo a volte i nostri sforzi hanno successo). Non mi aspetto che solo perche' studiamo ad un'universita' prestigiosa tutte le porte ci siano aperte, ma nemmeno cosi' chiuse! Alle volte io ed alcuni amici ci sentiamo come dei Don Quijote in erba, e ci chiediamo se i nostri sforzi di far vedere che esistiamo servano a qualcosa.

Per motivi personali ho deciso di rimanere negli Stati Uniti, altrimenti avrei probabilmente contattato ministeri ed agenzie italiani per cercare una posizione in Italia. Quel che mi chiedo e' perche' l'Italia non abbia la lungimiranza per comprendere che gli studenti italiani all'estero sono una risorsa importante e che andrebbero valorizzati ed incoraggiati a rientrare. Specialmente in questo momento storico, di particolare integrazione economica, e' importante avere nel paese persone in grado di offrire prospettive diverse, per non perdere competitivita' sulla scena internazionale.

D'altro canto, se osservo la classe politica italiana (senza operare distinzioni di partito) vedo la mancanza di un disegno di respiro internazionale e poca professionalita', con gravi ripercussioni sull'immagine che il nostro paese offre di se'. Le ultime vicende di politica internazionale mi sembrano l'emblema di un'Italia senza un piano, dove la politica, nel senso deteriore del termine, la fa da padrona e compromette la credibilita' dell'Italia.

L'Italia e' senza dubbio bellissima, ma non riesco a capire che futuro si stia costruendo in Europa e nel mondo. La stampa internazionale sembra altrettanto disorientata rispetto alle vicende del nostro paese, spero solo che gli Italiani non siano gli unici a pensare che tutto vada bene.

Elena Fagotto
elena_fagotto@ksg02.harvard.edu