"Gramsci: Un Classico del Novecento" di Bartolo Anglani
Sommario:
Antonio Gramsci dev'essere considerato un 'classico' del Novecento. Un 'classico'
è colui che risponde a due requisiti essenziali: essere profondamente
legato al proprio tempo, e saper parlare alle epoche successive in modi sempre
nuovi. Come i più grandi pensatori della storia, Gramsci ha analizzato
in forme geniali i processi storici, politici e culturali della prima metà
del Novecento; e ha elaborato alcune categorie analitiche che continuano a suscitare
altre indagini ed altre riflessioni anche oggi, in un tempo completamente mutato.
Oggi all'ordine del giorno non è certo la rivoluzione comunista, che
costituisce l'orizzonte della riflessione gramsciana: ma non per questo tale
riflessione può dirsi sorpassata. Altrimenti si dovrebbe smettere di
studiare Platone, Machiavelli, Hobbes, Marx e i grandi classici del pensiero
politico, perché l'orizzonte dei problemi entro il quale il loro pensiero
era maturato non è più quello dei nostri tempi. Ma un pensatore
classico è, appunto, colui che sa parlare alle generazioni future. Il
prezzo che spesso egli paga per questa fortuna postuma è la possibilità
che il suo pensiero venga 'tradito'. E certo su Gramsci, come su Marx e su Platone
e su altri, sono state scritte moltissime cose assurde o infondate, che non
resistono più di qualche mese sul mercato della cultura. E tuttavia anche
la possibilità che un pensiero venga stravolto è il segno della
fecondità di esso. Oggi, però, il compito degli studiosi è
riportare Gramsci a se stesso, leggerlo e analizzarlo nel profondo della sua
complessità, perché solo in questo modo lo si può rendere
fecondo per gli anni a venire. Rispettarlo per estrarre dalle sue pagine tormentate
le ricchezze che vi sono disseminate. Proprio oggi che il problema del comunismo
non è più all'ordine del giorno, la lettura di Gramsci può
essere condotta in maniera serena, rispettosa dei testi e della loro storicità,
senza le tentazioni di tirare lo scrittore per la giacchetta, come per tanti
anni in Italia si è fatto. Non è un caso che lo studio di Gramsci,
specialmente in America e in Francia, sia ripreso in forme nuove e stimolanti
proprio dopo la fine dell'Unione Sovietica e dopo la caduta dei Muri.
La classicità di un pensatore sta anche e soprattutto nello stile e nel
linguaggio. In ogni frase di Gramsci noi possiamo ascoltare il ritmo del pensiero,
la lucidità della riflessione, la capacità di andare oltre le
apparenze per cogliere il cuore dei problemi senza banalizzarli. Per questo
ho studiato un aspetto forse 'minore' del pensiero gramsciano, quello sull'arte
e sulla letteratura, convinto com'ero che invece proprio su questi temi Gramsci
abbia chiarito in forme limpidissime la sua concezione del mondo e dell'uomo.
Gramsci ammirava i grandi scrittori - Dante, Balzac, Dostoevskij, Tolstoj, Shakespeare
- e non apprezzava quasi per nulla gli scrittori comunisti e rivoluzionari,
a cominciare da Gorki. Una ragione di più per rileggere le pagine dei
suoi Quaderni e soprattutto delle sue Lettere, documento altissimo di una scrittura
artistica che nasce dall'esperienza atroce del carcere.